“ANCHE LA NOTTE PIU’ NERA

E’ SEGUITA DALL’ AURORA”

Rutilo Sermonti

mercoledì 12 ottobre 2016

A RUTILIO SERMONTI
" Ti giuro - gli risposi - che non ci fermeremo mai (niemals)
 finché non avremo vinto " !!!
E il ragazzo, nel filo di vita che gli stava sfuggendo, trovò la forza di sollevare il pugno stretto, rigato di sangue,
 e di gridare al cielo : " NIEMALS ! ". Mai !!!
Ecco, è quel piccolo avverbio che io consegno a voi, 
giovani Camerati .
- Rutilio Sermonti -
Riposa in Pace ...
In quell' angolo di Cielo riservato agli Eroi

IN DIVISA 1944
«La riscossa dell’Europa ha avuto ed ha un solo nome: fascismo.
L’Europa antifascista non è che soltanto una serva»
"Rutilio Sermonti"


Rutilio Sermonti  Roma, 18 agosto 1921 – Ascoli Piceno, 14 giugno 2015
Di padre avvocato di modeste origini pisane, e madre di facoltosa famiglia palermitana, Rutilio era fratello di Giuseppe e Vittorio Sermonti. Nel 1942 partecipò da volontario di guerra alla seconda guerra mondiale col grado di sottufficiale del Regio Esercito prendendo parte alla campagna balcanica e, dopo l'Armistizio dell'8 settembre 1943, aderì alla Repubblica Sociale Italiana come ufficiale del 3ª Divisione fanteria di marina "San Marco".  Finita la guerra si laureò in giurisprudenza ed esercitò la professione forense.
Contestualmente si dedicò all'attività politica. Dirigente del F.A.R., nel dicembre 1946 è tra i fondatori del Movimento Sociale Italiano, dal quale fuoriuscirà nel 1954 per protesta dopo l'insediamento di Arturo Michelini come nuovo segretario del partito ritenuto troppo aperto con la Democrazia Cristiana.
Prese parte nel 1956 al Centro Studi Ordine Nuovo dove diviene membro del comitato direttivo per poi rientrare nel 1968 nel Movimento Sociale insieme a Pino Rauti. Con Rauti negli anni '70 scrisse una storia del fascismo in sei volumi per il C.E.N. Vicino alle tematiche ambientali negli anni '80 è presidente dei Gruppi Ricerca Ecologica. Dopo lo scioglimento del partito nel 1995, non aderisce ad AN e confluisce nel Movimento Sociale-Fiamma Tricolore di Pino Rauti per poi, due anni dopo, partecipare alla fondazione del movimento politico Fronte Nazionale.
GIà negli anni tra le due guerre visitò assiduamente il giardino zoologico di Roma e da appassionato disegnatore fu incaricato nel dopoguerra dal conservatore del Museo civico di zoologia di Roma Giuseppe Tamino di riprodurre graficamente gli animali per il museo. Le opere di Sermonti dopo essere state viste a Roma furono commissionate anche da altri musei italiani come quello di Genova e Milano. Sermonti prestò la sua opera anche per il cinema realizzando un capodoglio per il film del 1969 di Marco Ferreri: Il seme dell'uomo e alcuni scheletri di dinosauri per il telefilm L'isola del tesoro. Prolifico autore di numerosi libri a carattere storico, si dedica allo studio autonomo delle scienze naturali e biologiche contestando le teorie evoluzionistiche e del darwinismo. È stato anche apprezzato pittore e ceramista ed è ritenuto tra i maggiori intellettuali della destra politica.
Costretto sulla sedia a rotelle da diversi anni nel dicembre 2014, il 93enne Sermonti è stato indagato per associazione sovversiva, in quanto ritenuto secondo gli inquirenti l'ideologo di un gruppo neofascista denominato "Avanguardia Ordinovista" al quale avrebbe dato «sostegno ideologico compilando una bozza di Costituzione denominata "Statuto della Repubblica dell'Italia Unita" esplicitamente ispirata all'epoca fascista. Sermonti respinse tutte le accuse sostenendo di non aver nemmeno mai sentito parlare dell'organizzazione.
È scomparso all'età di 93 anni. Ia salma  è verrà tumulatoaa Palidoro, nella cappella di famiglia.

LE SUE OPERE :
Socrate in Indonesia
Rapporto sull'evoluzionismo
Disciplina giuridica dell’artigianato
Valori corporativi
Il prezzo della salvezza
I Carabinieri nella storia d’Italia
L’Uomo, l’ambiente e se stesso
Stato Organico
Grande Spirito. Incontro con gli Indiani nordamericani
Il linguaggio della lingua
Evoluzionismo: scienza o frode?
Noi e Loro (storie di uomini e di bestie)
L’Italia nel XX secolo
con Pino Rauti, Storia del fascismo
Una vita di pensiero e militanza
La grande truffa
Lineamenti per uno Stato organico
Rapporto sull'evoluzionismo


RUTILO SERMONTI AL CAMPO HOBBIT






MEMENTO DI RUTILIO SERMONTI

Rutilio è “andato avanti”
All’improvviso, senza scalpore, è morto all’età di 94 anni una delle persone più intellettualmente oneste che abbiamo mai conosciuto.
Le chiavi di lettura di tutta la sua vita sono sempre state l’onestà e la coerenza.
Coerenza nelle scelte fatte  con la ragione e con il cuore negli anni verdi della sua vita ed onestà nel portarle avanti, sempre, con fede e con costanza, anche quando il farlo comportava sacrifici e rinunce e quando tutti, intorno, dileggiavano o osteggiavano sino all’ostracismo umano e politico e sino alla calunnia, all’ingiuria ed alla persecuzione personale e giudiziaria!
Volontario nella Repubblica Sociale Italiana, ha combattuto contro i nemici della sua Patria ed in difesa di quegli ideali che egli riteneva sacrosanti per un mondo nel quale non tutto fosse mercificato e non avesse, come invece accade oggi, il cartellino del prezzo.
Sconfitto, ma non vinto, ha sempre sostenuto quegli ideali senza compromessi, senza cedimenti, senza paura ed ha sempre lottato contro tutto e contro tutti per difendere ciò in cui credeva e che era il perno attorno al quale girava tutta la sua vita.
Per questo lo hanno emarginato, lo hanno deriso, lo hanno boicottato, ma senza mai riuscire a fiaccare la sua volontà e la sua coerenza.
Da ultimo, non riuscendo a neutralizzarlo, hanno provato anche ad infangare la sua immagine tramite ridicole e fantastiche accuse giudiziarie così come è costume del potere quando non riesce a vincere sui suoi nemici!
Invano!
La sua immagine è rimasta cristallina e pulita come sempre è quella degli UOMINI che sanno agire con coerenza, buona fede  e purezza d’animo, irraggiungibile dalla pletora di omuncoli che brancolano nel verminaio della loro mediocrità e nella  miseria del loro squallore spirituale.
Noi ci inchiniamo reverenti davanti al suo catafalco consci che l’averlo conosciuto è stato un privilegio ed un onore.
Rutilio Sermonti è stato e resta per tutti noi un esempio, una guida, un traguardo!

Alessandro Mezzano


Ascoltatemi, carissimi amici e compagni di fede. Questo non è un addio. L’addio, sarete voi a darmelo, quando io non potrò più farlo, dato che, fino all’ultimo respiro, intendo adempiere al giuramento che prestai il 28 ottobre 1939 allo Stadio dei Marmi, al Duce presente.
E’ un testamento e una consegna, e, come tale, va redatto presso alla conclusione della vita, ma ancora nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali, come il destino ha voluto conservarmi tuttora.

Mi rivolgo a voi, che mi siete più vicini nei ranghi, ma vi faccio carico di serbare in cuore le mie parole e di divulgarle al massimo e con ogni possibile mezzo a tutti coloro che giudicate pronti a riceverle, il giorno in cui mi porrò in congedo illimitato.

Per tutta la vita, ho cercato di servire il nostro comune ideale.Come tutti, ho certo commesso errori ed ingenuità, ma posso orgogliosamente affermare, sfidando chiunque a contraddirmi, di non aver mai accettato il più insignificante compromesso con la laida baldracca cui si usa dare il nome di Libertà, nè con i suoi logorroici manutengoli.
Ora che il fardello del legionario comincia a premere sulle mie dolenti spalle, e che il mio passo malfermo necessita dell’appoggio affettuoso dei giovani fedeli, credo quindi di potere, senza mancarvi di rispetto, rivolgermi a voi in tono quasi paterno.

La prima verità da intendere è questa: che il compito che ci siamo assunti non è da uomini, ma da eroi. Non è affermazione retorica, questa, ma rigorosamente realistica. E, se così numerosi tentativi di riunione delle nostre forze sono falliti, è stato perchè si è voluto affrontarli da uomini e non da eroi. E gli uomini, anche di buon livello, hanno una pletora di debolezze, di vanità, di fisime, di opportunismi, che solo gli eroi sanno gettarsi dietro le spalle.

Come tante altre parole, anche “eroe” ha bisogno di una definizione. Non intendo, con essa, riferirmi a un comportamento eccezionale dettato da un attimo di esaltazione, di suggestione e di sacro furore, che può portare fino a “gettare la vita oltre l’ostacolo”. Intendo definire quel fatto esistenziale e permanente, detto “concezione eroica della vita”, che accompagna il soggetto in tutte le sue azioni e pensieri, anche apparentemente più tranquilli. Eroe, è quindi chi riesce a spezzare i vincoli condizionanti che lo legano, ora ad ora, alla grigia materialità del quotidiano, per seguire ad ogni costo la suprema armonia del cosmo, il sentiero della super-vita e della partecipazione al Grande Spirito. L’eroe è quindi portato a fare il proprio dovere, senza bisogno di alcuna costrizione, ed ha nella propria coscienza un giudice ben più acuto e inesorabile che un pubblico impiegato seduto dietro a un bancone. Libero, non è chi non ha padrone, ma chi è padrone di se stesso, e quindi l’eroe è il solo tipo umano veramente libero.

Non è che l’eroe non si allacci anche lui le scarpe, non paghi il telefono, non incassi lo stipendio o non partecipi magari a una compravendita. Solo che, per lui, quelle sono incombenze necessarie ma accessorie, secondarie: non sono “la realtà della vita”, come per l’uomo qualunque. Servono a campare, ma vivere per campare gli toglierebbe il respiro.

Per questo, il nostro primo imperativo dev’essere. “tutti eroi !”.

Il mio testamento spirituale potrebbe finire quì, perchè tutto quel che ho fatto, detto e abbondantemente scritto in tanti anni, non è che la conseguenza di quell’impostazione.

Voglio però aggiungervi un paio di consigli, che ritengo possano essere utili per la vostra continuazione della lotta.

Il primo è di adottare un ordinamento (e una formazione) fondato sui doveri e non sui diritti.

Sul piano meramente logico, sembrerebbe la stessa cosa. Se Tizio ha un diritto, ci dev’essere un Caio che ha il corrispondente dovere verso di lui. Se quindi io dico. “Tizio ha diritto di avere X da Caio”, è sinonimo del dire ” Caio ha il dovere di dare X a Tizio”. Che differenza c’è ?

C’è, la differenza. E sta nel fatto che, mentre il proprio dovere si può FARE, il proprio diritto si può soltanto RECLAMARE. Ne consegue che, se tutti fanno il loro dovere, e tale è la maggior cura dello Stato, automaticamente anche tutti i diritti vengono soddisfatti, mentre, se si proclamano diritti a piene mani, e tutti li reclamano, si fanno solo cortei con cartelli e una gran confusione e intralcio al traffico (protetto da stuoli di vigili urbani), ma il popolo resta a bocca asciutta, eccettuati i sindacalisti.

La seconda esortazione ha carattere operativo. Un uomo solo, un Capo, può impugnare la barra delle massime decisioni, ma deve possedere qualità eccezionali, che ben raramente si riscontrano. In sua mancanza, un gruppo di tre, quattro, cinque persone accuratamente selezionate, possono svolgere la funzione decisionale con sufficiente prontezza e saggezza. Un organo più numeroso, può funzionare solo a patto che vi sia una rigorosa divisione di funzioni e relative competenze, tra cui quella di sintesi, svolta da pochissimi. Ma soprattutto , deve dominare in esso l’assoluta unità di intenti, al difuori di qualsiasi carattere agonistico ( tipo maggioranza e opposizione). In mancanza di tali requisiti, l’organo numeroso è del tutto inutile, anzi gravemente dannoso, perchè vengono a dominare poteri “di fatto” fuori di ogni controllo.
Vi dico questo, sia in vista degli organi dello Stato organico che intendiamo istaurare, sia per quanto riguarda agli organi interni di “nostre” formazioni. Per queste ultime, anzi, il pericolo delle vaste “collegialità” (vedasi il pessimo esempio del MSI-DN) è ancor più grave, perchè fattore della degenerazione demagogica e incapacitante delle compagini stesse. Lasciate quindi al belante gregge democratico la ridicola allucinazione di comandare tutti, e coltivate la nobile, virile e feconda virtù dell’obbedienza.

Nessuno nega che il temperamento ambizioso sia uno stimolo per l’azione, ma ognuno stia in guardia: al minimo accenno che esso tenda a prevaricare in lui sulla dedizione alla Causa, sappia mortificarlo con orrore. La vittoria nella “grande guerra santa” è quella.

Se potrò costatare l’accoglienza da parte vostra di queste mie esortazioni, saprò di non aver vissuto inutilmente.

Ed ora, non avendo più la forza di stare al remo, torno a darmi da fare al timone.

Enos, Lases, iuvate !

Rutilio






la tomba di Gens Sermonti, dove hanno trovato pace,
 le spoglie mortali di Rutilio.